Qui a Orosia, gli anni trascorrono, e la magnolia davanti alla casa diventa sempre più grande e possente.
Impossibile, al mattino, non salutarla.
Il tempo che passa porta con sé cose buone: la consapevolezza sui propri progetti e scelte, la dolcezza delle relazioni che recano conforto e gioia.
Per noi è stato importante incontrarvi nei Giorni di Orosia e, nella casa in inverno, conversare “su stili e progetti di vita”.
Ma il tempo che passa ci mette anche di fronte a prove difficili. Le cose cambiano.
Nel tempo presente – e ancor più in quello futuro – si scorgono nuvole nere: scenari di guerra, catastrofi climatiche, pandemia, i carichi complicati delle nostre vite in un mondo complesso e spesso privo di senso.
C’è paura.
Paura di che? Paura del dolore, di soffrire, di morire, per noi e per le persone care.
Che strano.
Proprio la paura e il dolore dovrebbero essere segnali che attivano la ricerca di un cambiamento, e andrebbero monitorati con attenzione.
Sono indicatori per capire se siamo davvero dentro una “buona vita”.
Invece si fa di tutto per rimuoverli: farmaci, pensieri evitanti, strategie varie… e pure tante corbellerie.
Ma la rimozione di paura e dolore serve a poco: spesso rientrano dalla finestra in un’altra forma.
Questo non significa dover rimanere blindati in luoghi che sembrano sicuri.
Preferiamo affrontare tutto questo con la speranza – che non è attesa, ma una tensione attiva, un lavoro, individuale e collettivo.
Ci piace pensare che nella nostra vita ci possa essere uno spazio per questo lavoro.
Qui a Orosia, parlandone, ci entusiasma poter dedicare energie a un impegno che significhi cura: prendersi cura delle persone, delle cose, delle relazioni, della bellezza.
Ci siamo augurate, anche con voi, un Buon Natale con tre parole: cura, bellezza, slancio.
Ci sembrano buoni antidoti alla paura e al dolore. Possono persino cambiare scenari più ampi: politici, sociali.
Quest’anno, vorremmo dedicare i Giorni di Orosia a tutto questo.
Condividerlo. Confrontarci con voi.
E per questa nuova edizione, abbiamo scelto non più l’inverno, ma l’estate: l’aria aperta, la natura che ci accoglie e ci insegna.

